LETTERE IN LIBERTA’. CAPITOLO IV

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LETTERE IN LIBERTA’

Tre stimabilissimi amici mi lanciano messaggi d’affettuosa curiosità.

Sto lavorando a tre nuovi film diversi tra loro

e da qui provo a raccontarvi di nuovo l’inesplicabile

 

QUATTRO – TEMA O NON TEMA…QUESTO E’ IL PROBLEMA 

Primo Film

Il regista – lo chiameremo A. – mi chiede due brani, forse tre in tutto il film, dovranno essere diversi l’uno dall’altro. In più ci sarà un pezzo lungo circa 4-5 minuti per i titoli di coda. 

Solitamente quel che pensa A. coincide con quel che penso e sento anche io. Lavoriamo insieme da moltissimo tempo e ci intendiamo e molto bene. Il film è secco, duro, conciso. Drammatico. Devo molto ad A. Da lui ho appreso tantissimo, forse non sa neanche lui quanto e cosa mi ha insegnato sul cinema.

Il primo brano ( cito testualmente quello che A. mi dice) “non deve essere di commento ma deve creare “ complicità” con il racconto”. Succede questo: a circa metà film appare un personaggio, una donna, che racconta ad un altro personaggio, un uomo, una storia. Si tratta di un lungo monologo, evocato sottovoce –sta ricordando, sta ricostruendo un avvenimento di moltissimi anni prima – una strana sequenza di fatti, l’ascoltatore è sempre più incuriosito e turbato da quel che sente…

Ora questo che vi sto dicendo non vuol dire che stiamo decidendo di brutto, così al volo di mettere la musica qui, lì, là, etc etc. Abbiamo visto il film due volte assieme. Io me lo son rivisto da solo dopo averne avuta una copia. Abbiamo parlato a lungo del film, di com’è come non è, di quel che suscita, se mi è piaciuto e perché e come. Tutto senza dire una parola sulla musica. Sapevamo entrambi dicosa il film avrebbe avuto bisogno.

La partecipazione della musica è come avrete capito molto emotiva. Delicata. Non è un filmone dove bisogna far cantare i violini. Anzi chissà non ci saranno violini, né violoncelli. Il suono sarà sommesso e trapelerà anche poco. Questo è. Una faccenda di rigore e, non mi vergogno di dirlo, di autenticità, di verità.

Verità sta per assenza di retorica, niente di confezionato. Soltanto pudore, pudore, pudore.

La necessità di dare dei lineamenti in alcune zone con quel di più che soltanto i suoni usati in un certo modo, possiedono. E qui, l’interpretazione, cioè l’esecuzione è fondamentale. Probabilmente sarà un piccolo ensemble, tutti solisti…

Abbiamo escluso l’idea di un pezzo musicale per i titoli di testa. I crediti iniziali saranno su scena e potrebbe starci benissimo musica ma concordiamo sul fatto che entrare nel film così senza sipari e cornici sia assolutamente meglio. La musica non sa quello che il film racconta né vuole e può far finta di niente o depistare con un brano che dice qualcosa per distrarre l’attenzione da quel che sarà.

La musica non è in questo caso onnisciente. Voglio dire che se io scrivo una muscia,un tema, bello o brutto e lo metto nei titoli di testa, e poi lo riascoltiamo sei o sette volte anche riorchestrato o comunque in diverse versioni, tradisco il film e la storia. Non è questo il film che stiamo affrontando.

Probabile, sicuro anzi, che la musica che il film conterrà non sarà certo di quelle che all’uscita dal cinema uno fischietta o canticchia…

Il lavoro del compositore per il cinema è anche questo, riuscire a mettersi così da parte e con convinzione. Mica sempre può esserci l’orchestrona, la musica a palla e costante, presente come un selfie, che non ti dà tregua e segue passo passo la vicenda o percuote le immagini con pedante apparente intelligenza…

Quindi il primo brano…

Potrebbe essere tematico si. Ma deve infilarsi nel racconto del personaggio… quel racconto di fatti lontani nel tempo… non è il caso di pensare a una melodia o meglio se sarà tematico, non deve certo essere seduttivo con chi ascolta… la qualità che dovrebbe possedere me la suggerisce una poesia di Giorgio Caproni, il grande poeta livornese…

“Mia mano, fatti piuma:
fatti vela; e leggera
muovendoti sulla tastiera,
sii cauta. E bada, prima
di fermare la rima,
che stai scrivendo d’una
che fu viva e fu vera.

Tu sai che la mia preghiera
è schietta, e che l’errore
è pronto a stornare il cuore.
Sii arguta e attenta: pia.
Sii magra e sii poesia
se vuoi essere vita.

E se non vuoi tradita
la sua semplice gloria,
sii fine e popolare
come fu lei – sii ardita
e trepida, tutta storia
gentile, senza ambizione.

Allora sul Voltone,
ventilata in un maggio
di barche, se paziente
chissà che, con la gente,
non prenda aire e coraggio
anche tu, al suo passaggio.

E questa e la musica

Il sassofonista è Pasquale Laino, alla marimba c’è Vittorino Naso, il fisarmonicista è Fabio Ceccarelli. Tre amici e interpreti preziosi ai quali sono legatissimo e a cui devo molto. Al pianoforte c’ero io.

Ciao e alla prossima volta.

Franco Piersanti